Del Blues…

Mi sembra doveroso parlare un po’ di blues, visto il contesto di questo sito, parlo del blues prima di qualsiasi altra cosa in campo musicale. Io stesso suono il piano e le tastiere in un gruppo blues, i Bad Rooster, ma qui in questo post mi voglio soffermare sui significati propri del termine e quel che esso rappresenta.

Il blues è una forma di musica vocale e strumentale la cui forma originale è caratterizzata da una struttura ripetitiva di dodici battute e dall’uso, nella melodia, delle cosiddette blue note.

Le radici del blues sono da ricercare tra i canti delle comunità di schiavi afroamericani nelle piantagioni degli stati meridionali degli Stati Uniti d’America (la cosiddetta Cotton Belt). La struttura antifonale (di chiamata e risposta) e l’uso delle blue note (un intervallo di quinta diminuita che l’armonia classica considera dissonante e che in Italia valse al blues il nomignolo di musica stonata) apparentano il blues alle forme musicali dell’Africa occidentale.

Molti degli stili della musica popolare moderna derivano o sono stati fortemente influenzati dal blues.

Sebbene ragtime, jazz e spiritual non abbiano la stessa origine del blues, questi tre stili musicali afroamericani si sono fortemente influenzati tra loro. Altri generi sono derivazioni o comunque sono stati fortemente influenzati da questi: bluegrass,rhythm and blues, talking blues, rock and roll, hard rock, heavy metal, hip-hop, musica pop in genere.

La ricerca musicale di molti artisti ha portato il blues, e soprattutto il jazz, a contatto con molteplici realtà musicali, creando stili sempre nuovi e differenti.

Blues deriva dall’espressione “to have the blue devils” (letteralmente: avere i diavoli blu) col significato di “essere triste” e per questo motivo, nella lingua inglese il colore blu viene comunemente associato alla sofferenza, alla tristezza, all’infelicità e alla malinconia.

 

Uno dei più importanti antenati del blues è senz’altro lo spiritual, una forma di canto devozionale nato dalle riunioni di devoti durante il Grande risveglio dei primi anni del XIX secolo. Di argomento malinconico e appassionato, rispetto al blues gli spiritual avevano accenti meno personali e rivolti alla persona del cantante, riferendosi spesso alla condizione dell’umanità in generale e al suo rapporto con Dio, e i testi erano corrispondentemente meno profani.

Altri antenati del blues vanno cercati fra le work song (canzone di lavoro) degli schiavi di colore (field hollers) e di altra provenienza (canti dei portuali o stevedore; canti dei manovali o roustabout), che risuonavano in America all’epoca della Guerra di secessione (e anche negli anni successivi, in cui la condizione di soggezione e povertà degli afroamericani persistette nonostante l’abolizione della schiavitù). Da questi il blues ereditò probabilmente la sua struttura di call and response (“chiamata e risposta”), di origine Africana, mutuando invece la sua struttura armonica e strumentale dalla tradizione europea.

Gli strumenti a corda (i preferiti dagli schiavi provenienti dalle regioni islamiche) erano generalmente tollerati dai padroni che li consideravano simili agli strumenti europei come il violino. Per questo motivo gli schiavi che riuscivano a procurarsi un banjo avevano più possibilità di suonare in pubblico. Questa musica solista degli schiavi aveva alcune caratteristiche dello stile di canzone Arabo-Islamica che era stata presente per secoli nell’Africa centro-occidentale“.

Il blues ha una struttura relativamente semplice sia per la parte musicale che per quella del testo. Lo schema musicale fa uso prevalentemente della scala pentatonica minore (in Do: Do, Mib, Fa, Sol, Sib, Do) e della scala blues (in Do: Do, Mib, Fa, Solb, Sol, Sib, Do) e si snoda lungo tre frasi da quattro battute ognuna, basate su tre accordi fondamentali.

La sua struttura metrica è generalmente di 12 misure (o battute), ma esistono anche blues di 16 o 24 misure, generalmente grazie all’introduzione di segmenti addizionali di 4 misure con varie funzioni e strutture tematiche. Armonicamente presenta la progressione tipica tonica-sottodominante-dominante, distribuita sulle dodici misure. La melodia o il canto hanno un impianto antifonale di domanda-risposta, solitamente divisa in tre parti: domanda nelle prime 4 misure, risposta nelle successive 4 e conclusione nelle ultime. Il blues produce un senso di indefinitezza tonale, dato dall’uso di scale pentatoniche e del loro adattamento alle varie scale europee. Il terzo grado e il settimo della scala diatonica vengono abbassati. Si noti che questo comporta una dissonanza caratteristica tra l’armonizzazione (che nel blues maggiore, usa terze maggiori) e la melodia (le cui scale tipiche usano terze minori): questo modo di cantare in minore su maggiore rappresenta una delle ambiguità tipiche del blues.

Scala pentatonica minore

Queste “stonature”, o meglio deviazioni dalla scala diatonica occidentale, ancora oggi sono il marchio indelebile del suono blues, e si possono classificare in diversi tipi a seconda dell’intervallo alle quali sono applicate. Di seguito verranno analizzate alcune di queste particolarità, per comprenderle le quali sarà utile avere presente le nozioni di base dell’armonia.

Il blues ha prodotto una gran varietà di scene regionali, sottogeneri, ognuno con le sue caratteristiche peculiari e generi derivati come il fenomeno sviluppatosi tra i musicisti bianchi inglesi a metà degli anni sessanta, noto comeBritish Blues.

Ha avuto un impatto determinante alla formazione del rock & roll, del boogie woogie, del rhythm and blues.

 

Il terzo grado della scala è determinante nel blues, più che nella musica in generale.

III grado (intervallo di terza)

Nel sistema tonale occidentale questo grado di una scala serve come discriminatore per stabilirne il carattere:

  • se è maggiore (detto anche terza maggiore comprendente 4 semitoni), il pezzo in genere suona più allegro e spensierato;
  • se è minore, contribuisce ad un’atmosfera struggente.

Nel blues invece la terza non è così ben definita:

  • a livello “fisico” la frequenza in Hertz della nota non corrisponde quasi mai né ad una terza maggiore né ad una terza minore;
  • a livello “musicale” viene utilizzata per enfatizzare i passaggi importanti di un brano, facendola avvicinare alternativamente ad una terza maggiore o minore a seconda del risultato che si vuole ottenere.

L’indeterminatezza del terzo grado (maggiore-minore) può essere vista in modo diverso: la terza minore, ad esempio, può essere interpretata come una nona aumentata. È invece sottolineata la settima minore, tipica e caratteristica del Blues.

Questo argomento sarebbe bene farlo con uno strumento sotto mano, si comprenderebbe molto ma molto meglio e con facilità di cosa si stia parlando, a parole è difficile spiegare e ancora più difficile capire il significato.

Comunque ascoltiamoci un bel blues al di là delle speculazioni linguistiche che lasciano più o meno il tempo che trovano.

Si tratta di Liz Mandeville, una voce poco conosciuta ma eccezionalmente valida.

Ecco lo stesso brano seguito da un altro eseguito con due sole chitarre da Liz Mandeville ed una amica, qui si mettono in pratica tutti gli stilemi di cui si è parlato fino ad ora.

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